Portale della provincia di Benevento - Sezione arte e turismo

Arte e Turismo

La Provincia Sannita

"La Provincia Sannita"
Anno XXIV Nuova Serie n.1/2004
IN VISITA A CIAMPI

Lo scorso 6 febbraio, una delegazione dell' Unione delle Province d' Italia (UPI), guidata dal presidente Lorenzo Ria, ha incontrato al Quirinale il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Della delegazione facevano parte anche il presidente ed il vice presidente della Provincia di Benevento Carmine Nardone e Giovanni Mastrocinque.
La necessità di riaprire un confronto serio tra Governo, Parlamento, e Istituzioni locali su un terreno di pari dignità; le forti preoccupazioni sulla proposta di riforma della Costituzione in discussione al Parlamento; la volontà di ripartire sulla strada della coesione; la riaffermazione incondizionata dell' unità nazionale: questi sono stati i temi che l' UPI ha posto al centro dell' incontro con la prima magistratura della Repubblica.
"L' Italia federale che si va delineando - ha detto Lorenzo Ria, che è anche presidente della Provincia di Lecce, al Capo dello Stato Ciampi - esclude le Province, ma anche i Comuni e le Città metropolitane, da quello che, per definizione, dovrà essere invece il luogo deputato alla rappresentanza degli interessi territoriali: il Senato federale".
Per questo, al Presidente Ciampi le Province hanno voluto ricordare la proposta dell' UPI di delineare un Senato federale misto, composto da rappresentanze di tutti i livelli istituzionali: "gliela affidiamo - ha spiegato il Presidente Ria - perché sappiamo, presidente, quanto abbia energicamente sostenuto, soprattutto in questi giorni, la necessità di completare la riforma costituzionale con logiche e metodo condivisi, ma anche con l' obbiettivo di dar vita a istituzioni rappresentative della variegata complessità del Paese".
Ria ha poi sottolineato il profondo cambiamento, che, specie negli ultimi dieci anni, ha caratterizzato l' istituzione provinciale: "I governi di area vasta - ha detto - crescono ed aiutano il Paese a crescere; le Province hanno costruito i sistemi locali, raccogliendo le capacità e potenzialità di cui l' Italia dispone e trasformando le energie delle 100 Province italiane in motore di sviluppo nazionale".

"La Provincia Sannita"
Anno XXII Nuova Serie n.3/2002
CINQUANT'ANNI DI CAMMINO VERSO IL FUTURO

Il 2 ottobre il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi è venuto in visita ufficiale a Benevento in occasione della celebrazione del Cinquantenario della prima riunione del Consiglio provinciale eletto a suffragio universale diretto.
La solenne circostanza ha favorito una riflessione su mezzo secolo di storia del Sannio, riportando alla mente di osservatori e cittadine le vicende più significative ed importanti incorse in questo lasso di tempo. E' stato dunque ripensato il periodo repubblicano: i pregressi economici, sociali, civili realizzati, ma anche glia avvenimenti che hanno dilacerato la collettività e creato, spesso, uno stato di acuto malessere.
A noi pare che abbia avuto un ruolo di primo piano nella storia della società sannita l'emorragia di abitanti registrati a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, che, peraltro, replicava la diaspora iniziata già pochi anni dopo l'Unità d'Italia. L'emarginazione, che, del resto, ha profondamente influito su tutto il Mezzogiorno, ha segnato il destino del Sannio.
Oltre alle molte opportunità perse, l'emigrazione è alla base dei fenomeni di desertificazione sociale che affliggono aree consistenti della provincia di Benevento.
La "fuga" ha contribuito ad innescare un circolo vizioso: la rarefazione degli abitanti, infatti, ha inaridito l'afflusso delle risorse finanziare statali e regionali destinate allo sviluppo e così la gente ha continuato a scappare.
Inoltre,il dramma dell'emigrazione ha scavato una piaga di tipo immateriale ben più purulenta nello spirito collettivo.
La nostra Patria, l'Italia, sogno risorgimentale, speranza di un futuro migliore per le genti che abitano nel XIX secolo lo Stivale, si presentò al suo popolo con due distinti biglietti da visita: la repressione del brigantaggio e l'emigrazione.
Se sulla prima attività si può anche discutere se si sia trattato di ordine pubblico (ma per le stragi di civili inermi ed innocenti di Pontepandolfo e Casalduni perpetrate dall'esercito del nuovo stato possono rientrare in tale categoria?); sulla seconda non crediamo possano esservi dubbi sul fatto che essa sia stata considerata dai nuovi governanti come una vera e propria opzione di sviluppo del territorio.
In altri termini, le Autorità del nuovo Stato incoraggiarono l'espulsione di centinaia di migliaia di cittadini nel timore che esse avrebbero sovvertito l'ordine sociale e nella convinzione che questo mercato delle braccia avrebbe finito con il favorire sia dell'industrializzazione del Nord Italia, sia la rivoluzione del problema della povertà e della fame al sud.Il paese trovò verso la fine del XIX secolo la sua più redditizia politica coloniale proprio con l'emigrazione: del resto, questo spiega perchè, quasi di colpo, il fenomeno sia cominciato nel nostro Paese a partire grosso modo dal 1870, cioè 200 anni dopo il viaggio dei pellegrini imbarcati sulla Mayflower, che, dalle coste britanniche, avevano fondato il mito della "frontiera", aprendo le rotte degli europei "indesiderati" verso l'America.
A ben guardare, l'espulsione forzata di un numero tanto elevato di italiani ha contribuito potentemente a creare quell'atteggiamento di sfiducia e di fatalismo che, così spesso, viene rimproverato ai meridionali. D'altra parte, se la tua Patria non ti vuole, se ti incoraggia ad andartene, se la terra che ti ha visto nascere, in realtà, ti è ostile perchè non ti consente di vivere, non si capisce quale altro tipo di sentimento possa nascere nel cuore di un uomo. Pochi si sono soffermati a riflettere sul fatto che, molto probabilmente, la scarso senso di appartenenza e la scettica concezione dell'identità nazionale, che normalmente si attribuiscono gli italiani, derivano proprio da quelle politiche che hanno "accompagnato alla porta" e lasciato andare a calci tanti concittadini.

"La Provincia Sannita"
Anno XXII Nuova Serie n.2/2002
LE MANI DI PADRE PIO

C'è stretta di mano e stretta di mano.
Calorosa, fredda, appassionata, formale, sussiegosa, imbarazzata, spontanea, forzata, tremebonda, decisa, ardente...: la stretta di mano può essere descritta con molti aggettivi. E, comunque, è un' atto rilevante nella storia sociale - almeno nella nostra cultura. Il suo guaio, tuttavia, è che molto spesso perde di significato e di sostanza. Essa, infatti, resta qualche volta priva di risvolti concreti, limitandosi ad essere il fugace ed effimero segno di un incontro - presto dimenticata.
Scrisse il poeta: "Come le nuvole in cielo, così i pensieri in noi cambiano la leggera immagine che oggi amiamo, che domani odieremo...": i sentimenti sono fatti così.
Nondimeno, qualche stretta di mano nasce con l'ambizione di recitare un ben altro ruolo: accade, per esempio a quella del 28 settembre 1995 tra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat sul prato della Casa Bianca davanti a Bill Clinton ed al mondo intero.
Sappiamo com'è andata a finire.
Eppure tra kamikaze, bombardamenti di caccia F16 e di elicotteri Apache, movimenti di carri armati, esibizioni di kalashnikov, lacrime, dolore e sangue, cosa ti rispunta a Betlemme?: una stretta di mano, appunto.
E' il 10 maggio 2002, dopo lunghe giornate di acuta tensione, finisce, l'accerchiamento alla Basilica della Natività e i circa 200 arabi, che vi si erano rifugiati inseguiti dalle truppe di Sharon, riguadagnano la libertà uno alla vota. Ed ecco, inaspettato, tra un assediato ed una assediante, quel gesto immortalato da Rudu Seghi, fotografo della Reuters.
E' una immagine che da dà pensare, chi a ha allungato per primo la mano? Cosa significa quella stretta di mano?
Forse una manifestazione della sindrome di Stoccolma, da parte dell'arabo, fino a poco prima prigioniero; forse la richiesta di perdono da parte dell'ebreo; forse una messa in scena; forse un vero gesto di amicizia.
Qualunque cosa fosse, quella stretta di mano potrebbe confermare l'opinione che una pace, è tutto sommato possibile, persino in Medio Oriente, se un radicato pessimismo, peraltro sopportato da un enorme numero di lutti e di eventi tragici, non lasciasse pensare che nulla di buono può venire da quel posto, focolaio di tensioni internazionali alle quali è impossibile sfuggire (vedi le Twin Towers).

"La Provincia Sannita"
Anno XXII Nuova Serie n.1/2001
DUE TORRI E UNA TANGENZIALE

"La Provincia Sannita" riappare dopo un lungo periodo di ... ferie.
L'assenza di circa 18 mesi è stata dovuta (come si dice in queste circostanze) a cause indipendenti della vostra volontà.
Non possiamo tuttavia nascondere la nostra amarezza per questo incidente di percorso che ha bloccato, proprio nel ventesimo anniversario della nascita, la nostra pubblicazione.
La quale certamente non è indispensabile, ma - abbiamo la presunzione di crederlo - ha una sua utilità. Infatti, con molta frequenza, abbiamo notizia e cognizione diretta di studiosi, ricercatori, studenti che consultano alcuni degli articoli pubblicati in questi anni e che conservono, evidentemente, un valore aggiunto di documentazione e di analisi sul Sannio.
Questo giornale, del resto, ha affrontato, con l'ausilio di esperti, argomenti di forte rilievo sociale ed economico; ha discusso di ambiente e di ecologia; ha evidenziato i mutati andamenti climatici; ha dedicato ampio spazio alle questioni istituzionali: insomma, ha svolto in tutta umiltà, un ruolo di approfondimento che, forse, altri avevano dimenticato di esercitare.
La ripresa delle pubblicazioni ci stimola, dunque, a proseguire nella strada da tempo tempo intrapresa: rendere, cioè, conto delle attività poste in essere dall'utente proprietario della Testata (cosa tanto più necessaria nel momento in cui nuovi compiti e funzione vengono affidati alle provinciale) e riflettere su aspetti rilevanti della vita del Sannio (anche grazie all'ausilio di Tesi di laurea gentilmente messe a disposizione dagli autori).
In questi 18 mesi abbiamo assistito ad eventi epocali.
ovviamente la strage dell'11 settembre è quella che ci ha più profondamente e dolorosamente colpiti sia per la quantità di vittime civili innocenti, sia per le modalità con le quali l'attacco terroristico è stato portato al termine: non vi sono parole per descrivere l'orrore, lo sgomento e gli interrogativi posti da una simile tragedia o, se vi sono, esse sono già tate adoperate da penne ( meglio: da tastiere) ben più importanti delle nostre.
Abbiamo, pertanto preferito affidare il commento sul crollo delle Twin Towers ai bambini delle Elementari.
La Provincia, infatti, ha promosso una Mostra dei lavori realizzati dei piccoli allievi sanniti subito dopo l'11 settembre e ad essa abbiamo dedicato l'articolo di apertura del giornale.
Altri avvenimenti hanno segnato il Sannio. Si tratta di fatti di natura diversa, ma che sono legati da un solo filo conduttore: la nuova funzione della Provincia.
Questo ente, dopo anni di oblio e tentativi di cancellazione, ha visto rifiorire la propria dignità istituzionale, peraltro sancita nel 1948 dalla Costituzione, ricominciando ad occupare un posto centrale nella vita dei cittadini e lavorando concretamente per garantire migliori condizioni di vita, servizi più efficienti e opere pubbliche finalmente adeguate ai bisogni. Le pagine che seguono tentano di dare conto dei maggiori risultati conseguibili.